Decreto Crisi
Decreto Crisi - Cosa cambia
10 Gennaio 2020

Come gestire una piccola impresa: lo stai facendo nel modo giusto?

Sabrina Cavallini

Il 40% delle imprese ha almeno un indice di allerta sopra la soglia.

Con l’avvento del nuovo Decreto Crisi molte cose stanno cambiando e sono destinate a cambiare. Questo impatta soprattutto su come gestire una piccola impresa.

I primi dati non sono confortanti: da un’indagine fatta dall’Ordine dei Commercialisti di Milano su un campione di 500 aziende è emerso che il 40% di esse è in una situazione critica, cioè ha almeno un indice di allerta sopra la soglia raccomandata.

Stiamo parlando di un campione di piccole e medie imprese attive, non in liquidazione.
A questo punto è logico pensare che tale scenario sia destinato a replicarsi sul nostro territorio, nelle nostre piccole e medie imprese.

Come capire se la tua azienda è a rischio?

La mala gestione in azienda si manifesta in vari modi. Un consulente esperto è in grado di riconoscerli a colpo d’occhio, ma spesso in una piccola azienda manca una figura di questo tipo.
La conseguenza è che ci si accorge dei problemi troppo tardi,  quando sono così giganteschi che è impossibile ignorarli. Purtroppo a quel punto è anche tardi per intervenire efficacemente.

E allora come fare? Ti propongo una serie di scenari che spesso ritrovo nelle aziende: situazioni comuni, semplici da individuare anche all’occhio meno esperto e per questo motivo sono indicazioni preziose perché ti mettono in allerta prima che sia troppo tardi.

Se ti riconosci in uno o più di questi convinzioni e abitudini, non perdere altro tempo e chiedimi un parere senza impegno.

  • Rifiuto del cambiamento, dall’innovazione 4.0 al digitale, nella speranza che le cose migliorino pur restando uguali a prima
  • La proprietà e l’amministrazione sono in mano ad una sola persona, l’imprenditore che governa l’azienda in modo piramidale. Egli quasi sempre è un buon tecnico, altrettanto spesso non ha un’adeguata preparazione manageriale e amministrativa.
  • In azienda non c’è un’organizzazione chiara e condivisa: i ruoli e le gerarchie sono intercambiabili, confusi.
  • Le assunzioni e le promozioni non sono meritocratiche. Persone con scarse competenze gestionali rivestono ruoli dirigenziali in virtù di parentele o simpatie del titolare;
  • I passaggi generazionali sono trascurati: le figure di ricambio sono impreparate a rivestire ruoli dirigenziali, i titolari sono incapaci di lasciare spazio alle nuove leve.
  • L’imprenditore crede di conoscere costi e margini di produzione ma ignora il loro reale impatto sul bilancio.
  • La contabilità non è né accurata, né aggiornata. Di fatto non c’è nessun controllo interno della gestione e quando s’indaga emergono facilmente errori e inesattezze contabili che si riflettono sul bilancio rendendolo inattendibile;
  • Non c’è una politica di gestione dei clienti, né di recupero dei crediti;
  • I rapporti con le banche e i fornitori sono mal gestiti, non adeguatamente coltivati e sviluppati;

Queste sono alcune condizioni che indeboliscono l’azienda e la espongono al rischio di crisi.

Rischio che si concretizza pesantemente dopo l’entrata in vigore del nuovo Decreto Crisi e di tutti gli obblighi che porta con sé (di cui parlo in questo articolo).

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