Decreto Crisi
Decreto Crisi - Cosa cambia
19 Febbraio 2020

Cos’è l’OCRI? E perché fa così tanta paura?

Sabrina Cavallini

Guida veloce per scoprire cos’è l’OCRI, il nuovo organismo che aiuta a superare le crisi d’impresa.

Se sei alla guida di una piccola e media impresa, forse avrai sentito parlare di un nuovo Decreto Crisi che avrà un forte impatto su molte imprese in difficoltà.

Questa riforma interessa solo le aziende medio-piccole e rivoluziona la loro gestione sia ordinaria che straordinaria, ossia legata a un periodo di crisi.

L’obiettivo di questa riforma è prevenire le crisi d’impresa.

Gli strumenti principali attraverso cui agisce si chiamano iter di allerta e OCRI.
Partiamo dal primo: gli iter di allerta.

Fino allo scorso anno un’impresa in crisi poteva continuare a operare relativamente indisturbata fino al default, con impatti per sé e per tutti i soggetti con cui entrava in contatto.

A partire dal 15 febbraio 2021 quando un’azienda mostrerà inequivocabili segni di crisi sarà segnalata all’OCRI, un ente incaricato di aiutarla a uscire dalla crisi.

L’obiettivo è ridurre il numero dei fallimenti, forti del fatto che se le aziende di crisi fossero prese in carico 1 anno e mezzo prima di arrivare al default, almeno il 30% di esse si salverebbe.

Quali sono questi inequivocabili segni di crisi?

La riforma stabilisce con matematica certezza il confine tra azienda sana e in crisi, grazie a:

  1. 7 indici di allerta tratti dal bilancio di esercizio quando superano determinate soglie
  2. i debiti IVA, tributari e contributivi, quando superano determinate soglie per scaduto e ammontare.

Chi sono i creditori che possono segnalare un’azienda?

  1. tutti i creditori pubblici – come Agenzia delle Entrate, INPS, Agenzia delle Entrate Riscossione.
  2. il revisore esterno o l’organo di controllo interno all’azienda (da quest’anno obbligatori per le SRL con questi parametri).
  3. i fornitori tramite decreto ingiuntivo
  4. l’imprenditore stesso che si autodenuncia per accedere alle misure premiali (solo se lo fa entro 3 mesi dall’emersione della crisi negli indici di allerta)

Ecco che, la compresenza di segnali di crisi e di creditori interessati, scatta l’iter di allerta, ossia una serie di tappe obbligatorie che vincolano l’imprenditore a farsi carico della crisi della propria azienda.

Creditori pubblici, revisori e organi di controllo hanno l’obbligo di segnalare la situazione in un primo momento al CdA e all’imprenditore, pena l’assunzione di gravi responsabilità personali. Sarà molto difficile per un’azienda nascondere agli altri il proprio dissesto.

Se dopo questa prima segnalazione i vertici dell’azienda si attivano per risanare la crisi, l’allarme rientra e l’azienda può continuare il proprio percorso.
Se invece l’imprenditore non mette in atto strategie risanatorie nei tempi prestabiliti allora scatta l’allerta, che consiste in un’ulteriore segnalazione dei creditori all’OCRI. Ed ecco che arriviamo al cuore della riforma.

Cos’è l’OCRI, come lavora? E perché molti prevedono che avrà un forte impatto sulle imprese?

OCRI sta per Organismo di Composizione della Crisi e dell’Insolvenza. Come dice il nome, è un ente creato per risolvere le crisi d’impresa. E come interviene? Riceve le segnalazioni di allerta e assiste l’imprenditore nel risolvere la crisi in breve tempo (dai 90 ai 180 giorni).

Entro 3 giorni dalla segnalazione incarica 3 esperti indipendenti di assistere l’imprenditore a trovare una soluzione.
Entro 15 giorni dalla segnalazione il collegio di 3 esperti convoca l’imprenditore: raccoglie le informazioni sull’indebitamento e gli chiede all’imprenditore di trovare le misure migliori per risolvere crisi.

Trattandosi di incontri “tecnici”, è consigliabile che il piccolo imprenditore sia accompaganto dal proprio consulente aziendale, per avere assistenza sulle misure e sulla documentazione da presentare. Il collegio fissa un termine breve non specificato entro il quale l’imprenditore deve riferire sull’esito delle misure attuate per porre rimedio alla crisi.

Nei rari casi di falso positivo, ossia un’azienda erroneamente segnalata a rischio crisi, il collegio archivia la procedura di allerta e l’azienda è libera di tornare a operare.

In questa fase l’imprenditore è messo di fronte a due scelte:
  1. accede a una procedura concorsuale (una misura che porta alla liquidazione totale o parziale dell’azienda); oppure
  2. accede alla composizione assistita della crisi (una misura che punta a trovare una soluzione concordata con i creditori per superare la crisi e preservare la continuità di vita dell’azienda).

Posto che il collegio si riserva di valutare la proposta dell’imprenditore, nel primo caso si va verso la liquidazione. Nel secondo caso invece s’imbocca la strada della riorganizzazione aziendale, in cui il collegio avrà un ruolo di mediatore e controllore fino alla sua conclusione, in un tempo massimo di 3/6 mesi. Una volta raggiunto l’esito delle trattative, il collegio formalizza e deposita l’accordo riservato con i creditori. Nel frattempo sono sospese tutte le pretese di credito per dar modo all’imprenditore di attuare le misure individuate.

In generale l’OCRI opera con discrezionalità, per garantire all’imprenditore che altri non vengano prematuramente a conoscenza della situazione. Questo per evitare inutili allarmismi che potrebbero pregiudicare l’immagine commerciale dell’impresa e la sua possibilità di accedere nuovamente al credito.

Come vedi non c’è molta scelta: l’OCRI accompagna l’azienda o al risanamento o alla liquidazione, di fatto vincolando l’imprenditore a questi due soli possibili esiti.

Questo aspetto, unito alla velocità di azione rende l’OCRI un passaggio che l’azienda deve impegnarsi ad evitare, non una stampella a cui appoggiarsi per uscire dalla crisi.

Entrare nell’orbita dell’OCRI vuol dire perdere l’autonomia delle decisioni e la tranquillità di mettere in atto un piano di risanamento nei tempi più giusti per sé e l’impresa.
Se ti sembra tutto molto precipitoso e confidi che nella realtà le cose s’incaglieranno nelle maglie della burocrazia, devo purtroppo disilluderti: anche l’OCRI, come i creditori pubblici e gli organi di controllo, è soggetto a pesanti sanzioni qualora non dimostri di aver rispettato i tempi serrati di intervento dettati dalla nuova legge.

Come vedi, non si scappa. O riprendi il controllo dell’azienda o altri lo faranno al tuo posto. Tanto vale attivarsi in prima persona, perché questo ti garantisce un margine di manovra più ampio, libero, sereno.

L’iter di allerta e l’OCRI – seppur necessari e importanti in alcuni casi estremi – limitano fortemente e in modo rilevante la tua libertà imprenditoriale. Perché lasciare a loro la gestione della tua azienda?

A questo punto una domanda legittima che potresti farti è: come faccio a evitare l’OCRI?
La risposta è semplice: facendo tu in prima persona quello che l’OCRI ti obbliga a fare, ossia: conoscere l’andamento dell’azienda e correggere subito la rotta.

E tutto questo nella gestione ordinaria, prima di arrivare alla crisi!
In altre parole: devi imparare a gestire la tua piccola-media impresa in modo diverso da come hai fatto finora. Leggi il mio articolo e scopri come abbracciare un nuovo modello sano di gestione.

 

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In conclusione, il Codice della Crisi impatta sulle aziende che navigano a vista, non hanno la contabilità aggiornata, non controllano il bilancio.

Pensa che Il Sole 24 Ore ha stimato che il 40% delle piccole e medie imprese avrà almeno un indicatore critico di allerta crisi, e questo le espone a tutta una serie di spiacevoli obblighi di legge, alcuni già entrati in vigore a marzo 2019.

Nessuno meglio di te che vivi l’azienda tutti i giorni può cogliere questi primi, importanti segni di difficoltà. Ma non è semplice…se non hai tempo e non sai dove guardare.

Finalmente con il mio ebook gratuito “5 segni per riconoscere la crisi, 5 modi per uscirnepuoi conoscere i segnali che ti stanno sfuggendo e seguire i miei suggerimenti per cambiare rotta.

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