Formazione
Formazione - Consigli per l'imprenditore
15 Giugno 2020

Imprese in crisi: meglio puntare sulla liquidità o sull’innovazione?

Sabrina Cavallini

Liquidità o innovazione? Su cosa puntare per il successo dell’impresa.

La crisi scatenata dal Covid ha evidenziato ancora una volta che le imprese sane hanno una marcia in più per reagire a eventi improvvisi e imprevedibili. E la chiave per avere un’impresa sana è abbracciare un modello di gestione basato sull’innovazione e la prevenzione.

All’imprenditore che cerca soluzioni per aumentare la liquidità in questo momento delicato, propongo una riflessione.

Immagina di avere una piantina sofferente, in un vaso rotto.
Puoi continuare a innaffiarla di acqua, anche tutti i giorni, ma le crepe nella ceramica faranno fuoriuscire il liquido poco a poco, senza alcun risultato. E se provassi a sigillare le crepe o travasassi la piantina in un vaso nuovo? Allora sì che cominceresti a vedere dei risultati.

Nulla togliendo all’utilità delle ultime agevolazioni economiche previste dal Governo (e di cui parlo in questo articolo), ritengo che un’azienda in sofferenza abbia più chance di ribaltare la propria sorte se, prima di concentrarsi sulla liquidità, consolidasse il proprio modello di gestione, evitando così di compromettersi ulteriormente dal punto di vista finanziario in uno sforzo che si rivela comunque vano.

È l’innovazione, la spinta che può guidare l’impresa fuori da uno stallo, una crisi, una crescita non sostenibile. Questa è una strada che la maggior parte delle persone identifica in una logica di investimenti all’avanguardia. In realtà l’investimento è il risultato finale di un processo più complesso, che è prima di tutto una forma mentis, un’attitudine dell’imprenditore a tendere all’eccellenza e a gestire l’impresa con questo spirito.

È possibile aiutare l’imprenditore a cambiare approccio mentale?

Sì, se partiamo dalle abitudini di lavoro.

La maggioranza delle piccole imprese ha un’organizzazione molto informale, poco strutturata e non abituata alla pianificazione. Introdurre nuovi macchinari in un sistema di questo tipo non vuol dire fare innovazione. Per sfruttare al meglio le nuove tecnologie serve un’organizzazione strutturata ma flessibile, abituata a pianificare, controllare, riprogettare.

Perciò, la prima innovazione da fare in azienda è adottare una nuova organizzazione.

INNOVARE = RIORGANIZZARE

Rendere più efficienti i processi interni significa ridurre i costi e recuperare risorse non valorizzate.

La riorganizzazione punta a capire “chi fa cosa”, a ripensare i ruoli, le responsabilità, a sperimentare nuove soluzioni e adottare sistemi di gestione in tutte le aree aziendali: direzione, magazzino, logistica, produzione, distribuzione, vendite.

A questo punto, il terreno è fertile per portare in azienda la seconda innovazione fondamentale: quella di pensiero, e allenare l’imprenditore a spostare il focus da una visione a breve termine ad una a lungo termine. Passaggio non semplice, ma necessario.

Oggi gestire un’azienda significa avere a che fare con tanti piccoli problemi quotidiani, emergenze, burocrazia, che tolgono tempo prezioso all’unico lavoro di valore di un imprenditore: immaginare, prevedere, anticipare, attuare e ripartire da capo.

INNOVARE = RIPENSARE

Un imprenditore che ripensa la propria azienda in ottica innovativa diventa una guida autorevole che ispira tutti a contribuire alla crescita dell’impresa.

Abbraccia una filosofia che mette le persone al centro, le motiva e le coinvolge nella mission aziendale.

Si dà come obiettivo quello di mantenere il valore e la continuità dell’impresa avendo sempre a mente i nuovi bisogni dei clienti e li traduce in un piano di marketing che lo posiziona sul mercato con un prodotto / servizio realmente richiesto.

Il consulente aziendale è parte attiva di questo processo, è l’allenatore che sprona l’imprenditore a riorganizzare e ripensare: due strategie che illuminano la strada e generano nuova linfa per il business.

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